Veglia dei santi 2018 - Mondialità

PER INFORMAZIONI

1Chiamaci al telefono 
2oppure scrivici un'email 
3o fissa un appuntamento. 

Se hai problemi, non esitare a contattarci inviandoci un'email a support [ @ ] upgtorino.it .Grazie!

Ufficio Pastorale Giovanile

Lunedì-Venerdì 9:00AM-12:00PM e  14:00PM-18:00PM
info@upgtorino.it

CREATE ACCOUNT

*

*

*

*

*

*

Hai dimenticato la password?

*

Veglia dei santi 2018 - Mondialità

La domanda

Ti senti parte della responsabilità di custodire questo mondo, perché tutti possano viverci in pace?

La sfida

Da un punto di vista antropologico, l’irruzione delle tecnologie digitali sta cominciando ad avere impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi. Un approccio alla realtà che privilegia l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura sta modificando il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. In prospettiva non potrà non interrogare anche le modalità di trasmissione di una fede che si basa sull’ascolto della Parola di Dio e sulla lettura della Sacra Scrittura. La nostra Chiesa non sembra pienamente consapevole della metamorfosi in atto.

Un uso superficiale dei media digitali espone al rischio di isolamento, anche estremo – è il fenomeno noto con il termine giapponese hikikomori e che interessa un numero crescente di giovani in molti Paesi, in particolare asiatici – e di rifugio in una felicità illusoria e inconsistente che genera forme di dipendenza. Spesso i giovani tendono a separare i loro comportamenti on-line da quelli off-line. È necessario offrire formazione ai giovani su come vivere la propria vita digitale (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi I giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale” - Instrumentum Laboris, n. 57-58).

La santità nel quotidiano
BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile 1901. da una delle più note famiglie della città. Il padre era giornalista, fondatore e direttore de La Stampa, Senatore del Regno e ambasciatore in Germania. La madre era un’apprezzata pittrice. Fra i due i rapporti furono spesso tesi, rasentando diverse volte la separazione.

Pier Giorgio ricevette un’educazione rigida, con un duro sistema di regole e doveri. La fede venne trasmessa solo dalla madre. Quando fu l’ora della scuola, Pier Giorgio non mostrò grande passione per lo studio e subì diverse bocciature, alle elementari e al liceo. Terminò gli studi all’Istituto Sociale, una scuola gesuita, dove si avvicinò alla loro spiritualità.

Studiò al Politecnico ingegneria mineraria, scegliendo di essere vicino ai minatori, gli operai più disagiati del tempo, per migliorare le loro condizioni di vita. All’università si affiliò a varie associazioni cattoliche, tra cui l’Azione Cattolica, la Fuci e la San Vincenzo, iniziando un nutritissimo impegno per i poveri e bisognosi. Nonostante la famiglia non gli facesse mancare denaro, restava presto al verde per i tanti poveri che costantemente aiutava, privandosi spesso di tutto ciò che non gli fosse fondamentale, senza però poterlo dire ai genitori, che temeva non avrebbero capito e potessero ostacolarlo.

Ragazzo vivace e pieno di energie, praticò molti sport, ma amò su tutti le escursioni in montagna e l’immersione nella sua natura. Nelle lettere con i suoi amici scriveva: “ogni giorno che passa mi innamoro sempre più della montagna; il suo fascino mi attira. Io capisco questo desiderio di sole, di salire su, in alto, di andare a trovare Dio in vetta. Oh, come le opere di Dio sono grandi e meravigliose! Vorrei passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore. Qui trascorro ore di vera beatitudine contemplando i magnifici ghiacciai.” Iscritto a varie associazioni alpinistiche, tra cui la Giovane Montagna, arrivò a scalare la Grisola (ancora oggi riservata agli esperti). Proprio in questo ambito conobbe Laura, ragazza orfana di umili origini, di cui si innamorò, ma alla quale mai lo rivelò per “non turbarla”. La famiglia si oppose a una ragazza non altolocata e lui cedette per non aggiungere frizioni tra i genitori già in crisi.

Probabilmente visitando i poveri contrasse, nel giugno del 1925, la poliomielite fulminante che in sei giorni lo uccise. I suoi familiari, non si accorsero della sua rapida malattia, se non quando ogni diagnosi era ormai tardiva. Il padre provò un’ultima cura disperata, ma fu inutile. Morì il 4 luglio 1925, a 24 anni. Al suo funerale presero parte autorità, molti amici e ancora più poveri da lui aiutati negli anni, una tale folle da ricordare a tanti i funerali di Don Bosco.

TOP