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«Vademecum» per le attività di Pastorale giovanile ad Oratori chiusi

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Sabato 30 maggio presso la Sacra di San Michele dalle ore 18.00 alle ore 23.30

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Oratori estivi, sospesi le i corsi «QUI PER TE, Animatori con stile»

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L’Arcivescovo Nosiglia incontrerà, i parroci, le comunità e i giovani di tutte le Unità Pastorali

E SE LA FEDE
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E SE LA FEDE

Venerdì 20 marzo p.v. solo in streaming "E se la fede avesse ragione?"

IN ALTO A CASA
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IN ALTO A CASA

Pellegrinaggio a Oropa per la V Incoronazione della Madonna

Il venerabile Pio Brunone Lanteri nacque a Cuneo il 12 maggio 1759. Ordinato sacerdote a 23 anni, visse gli anni della Rivoluzione Francese. Fece parte delle Amicizie Cristiane, organizzazioni “segrete” di resistenza all’anticlericalismo. Durante l’occupazione napoleonica garantirono a papa Pio VII, prigioniero a Savona, la possibilità di ricevere e di trasmettere messaggi. Dopo la Restaurazione si occupò della ricostituzione dell’Amicizia Cattolica che divenne laicale, in quanto i sacerdoti confluirono nel Convitto Ecclesiastico del Guala. Nel 1825 Lanteri fondò gli Oblati di Maria Vergine. Il 5 agosto 1830 morì a Pinerolo.

San Giuseppe Benedetto Cottolengo nacque a Bra il 3 maggio 1786. Ordinato sacerdote, nel 1818 ricevette la nomina a canonico della basilica del Corpus Domini. Nel settembre 1827 assistette una moribonda rifiutata dagli ospedali, decise così di impegnarsi per gli ultimi. A Valdocco nell’aprile 1832 fondò la Piccola Casa della Divina provvidenza. A partire dal 1833 diede vita a diverse congregazioni religiose per l’assitenza ai tanti bisognosi di Torino. Morì a Chieri il 30 aprile 1842.

LaServa di Dio Giulia Colbert nacque in Vandea il 26 giugno 1786 da una nobile famiglia che fu travolta dalla Rivoluzione Francese. Alla corte di Napoleone, a Parigi, conobbe e sposò nel 1807 Tancredi di Barolo. Si stabilirono a Torino, dando vita nei decenni a venire a numerose istituzioni per l’educazione e l’istruzione (in particolare per le classi popolari) e per il recupero delle carcerate. Presso una di queste iniziò il suo apostolato don Bosco. Rimasta vedova nel 1838, Giulia divenne ancor più la “madre dei poveri”, fino alla morte che avvenne il 19 gennaio 1864.

Il beato Marcantonio Durando nacque il 22 maggio 1801 a Mondovì da distinta famiglia. Nel 1824 divenne prete vincenziano, dal 1829 visse a Torino. Suo merito fu di introdurre dalla Francia in Italia Figlie della Carità. Padre Durando dotò la città di Torino di una vera e propria rete di solidarietà grazie alle suore e alle Dame di Carità. Fu consigliere degli arcivescovi torinesi e confessore in alcune congregazioni religiose di recente costituzione. Nel novembre 1865 fondò, insieme a Luigia Borgiotti, le Suore Nazarene. Morì a Torino il 10 dicembre 1880.

Don Giovanni Borel nacque a Torino il 1° luglio 1801 in una famiglia modesta, a soli 23 anni fu ordinato sacerdote. Fu collaboratore e amico del Cottolengo e del Cafasso. Nel 1840 venne nominato direttore spirituale del Rifugio della Marchesa di Barolo, una casa di accoglienza per ex-detenute. Fu il valoroso sostenitore degli inizi dell’opera di don Bosco. Nel 1851 fu tra i firmatari dell’acquisto della tettoia Pinardi. Morì il 9 settembre 1873.

Don Luigi Anglesio nacque a Torino l’8 ottobre 1803, figlio del titolare della farmacia di Via Milano. Ordinato sacerdote, nel novembre 1827 si laureò in teologia. Conobbe presso la Chiesa della SS. Trinità san Giuseppe Cottolengo, ne divenne collaboratore e nel 1839 decise di andare a vivere nella Piccola Casa della Divina Provvidenza. Alla morte del santo venne designato suo successore, fu quasi un secondo fondatore dell’opera. Consigliere spirituale di san Luigi Guanella, dei beati Federico Albert, Clemente Marchisio, Francesco Faà di Bruno, Giuseppe Rosaz ed Enrichetta Dominici, amico del Cafasso e di don Bosco. Morì il 28 maggio 1871.

Il Servo di Dio Guglielmo Massaja nacque l'8 giugno 1809 a Piovà d'Asti. Entrò tra i cappuccini nel 1826, fu ordinato prete nel giugno 1832. Prima cappellano dell'Ospedale Mauriziano di Torino, visse poi nel convento di Testona fino a quando all’età di 37 fu inviato Vicario di una missione in Etiopia. La sua straordinaria attività durò 35 anni. Fece otto traversate del Mediterraneo, dodici del Mar Rosso e quattro pellegrinaggi in Terra Santa; subì esili, prigionie, rischiò più volte la morte. Visse in modo poverissimo, ma fu linguista e glottologo, compose l’alfabeto del galli, fino ad allora lingua soltanto orale. Nominato cardinale, morì nell’estate del 1889.

Padre Felice Carpignano nacque in un contesto poverissimo a Montiglio Monferrato il 29 luglio 1810. Nel 1834 fu ordinato prete, nel 1842 entrò nella Congregazione dell’Oratorio. Tra i suoi penitenti ci furono la b. Anna Michelotti, il b. Francesco Faà di Bruno, il b. Clemente Marchisio, la b. Francesca Rubatto. In Borgo Po collaborò all’apertura dell’istituto delle “Protette di S. Giuseppe” per l’educazione delle ragazze povere. Morì l’8 marzo 1888.

San Giuseppe Cafasso nacque il 15 gennaio 1811 a Castelnuovo d'Asti, nel 1833 fu ordinato prete. Frequentò il convitto ecclesiastico presso la chiesa di San Francesco d'Assisi, diretto dal Teol. Luigi Guala. Fu suo successore alla direzione del Convitto. Fu confessore straordinario e catechista dei carcerati. Per anni confortò e accompagnò al patibolo i condannati a morte. Morì il 23 giugno 1860.

Il venerabile Luigi Balbiano nacque a Volvera il 25 agosto 1812, figlio di umili agricoltori. Dopo essere stato ordinato sacerdote, il 20 maggio 1837, fu destinato vicecurato ad Avigliana. Per 47 anni ricoprì sempre l’ufficio di viceparroco: fu catechista, predicatore, confessore. L’umile vicecurato, con un carisma particolare, si procurò una certa fama di santità. Morì il 22 marzo 1884.

Don Giovanni Cocchi nacque a Druento il 2 luglio 1813, in una famiglia di contadini. Ordinato prete a Torino nel 1836, nel 1840 aprì il primo oratorio di Torino, dedicato all’Angelo Custode, nel poverissimo sobborgo del Moschino. Nel 1849 fondò il collegio Artigianelli per accogliere, educare cristianamente ed addestrare al lavoro i ragazzi poveri. Nel febbraio 1852 fondò l’Oratorio S. Martino, in novembre realizzò una colonia agricola a Cavoretto che poi trasferì a Moncucco. Nel 1870 aprì un riformatorio a Bosco Marengo. Fu poi rettore del Santuario della Pace di Albisola Superiore, infine a Catanzaro riformatore del seminario. Morì il giorno di Natale del 1895.

Don Pietro Merla nacque nel 1815 a Rivara Canavese, suo padre era notaio. Maturò presto la vocazione religiosa, dopo l’ordinazione si stabilì a Torino. Il suo cuore generoso lo portò ad avvicinarsi all’apostolato di don Bosco, di Giulia di Barolo e del Cafasso. Nell’aprile 1854 aprì il Ritiro di S. Pietro in Vincoli per ragazze a “rischio prostituzione”. Per tale motivo fu ucciso a sassate a soli quarant’anni, il 9 novembre 1855.  

LaServa di Dio Angelica Clarac nacque in Francia, in Guascogna, il 6 aprile 1817, in una famiglia benestante. Entrò tra le Figlie della Carità di San Vincenzo: si formò a Parigi, poi per tre anni fu in missione in Algeria. Torino divenne la sua seconda patria. Sostenuta da don Bosco, ma dopo grandi atriti con l’arcivescovo Gastaldi, fondò l’Istituto del Buon Bonsiglio. Nel 1886 don Bosco le conferì il diploma di cooperatore salesiano. Morì il 21 giugno 1887.

Don Gaspare Saccarelli nacque a Torino il 6 giugno 1817. Fu un “apostolo” di Borgo S. Donato dove il 6 aprile 1850 inaugurò un Oratorio festivo per fanciulle, una scuola domenicale per operaie e costruì (1852) una cappella dedicata alla Sacra Famiglia. Nacque così l’Istituto della Sacra Famiglia. Le giovani, dai 10 ai 14 anni, erano accolte e istruite gratuitamente. Erano dette “Verdine” dal caratteristico colore del loro vestito. Morì il  21 gennaio 1864.

Il Servo di Dio Biagio Verri nacque nel 1819 a Barni, sul Lago di Como. Fu ordinato sacerdote a Milano nella primavera del 1843. Per sette anni si dedicò a Milano ai giovani nell’Oratorio S. Luigi. Nel 1850 incontrò don Niccolò Olivieri divenendone collaboratore nella “Pia Opera per il riscatto delle Fanciulle morette”. A Savona trovò la collaborazione di santa Maria Giuseppa Rossello, intrattene un rapporto epistolare con San Daniele Comboni. Amico di don Bosco, don Verri ogni tanto veniva accolto per qualche giorno di ritiro spirituale a Valdocco. Morì a Torino, nella Piccola Casa della Provvidenza, il 26 ottobre 1884.

Il beato Federico Albert nacque a Torino il 16 ottobre 1820. Presso l’altare del b. Sebastiano Valfré sentì la vocazione a diventare sacerdote. Nel 1847 re Carlo Alberto lo nominò Cappellano di Corte, don Bosco l’accolse tra i suoi collaboratori. Nel 1852 ebbe l’incarico di vicario e poi di parroco a Lanzo che fece diventare il centro delle istituzioni scolastiche e sociali dell’alta e bassa valle. Nel 1864 si adoperò affinché don Bosco aprisse a Lanzo un Oratorio, che poi diventò un Collegio per i ragazzi. Nel 1869 fondò l’Istituto delle Suore Vincenzine di Maria Immacolata, oggi conosciute come “Suore Albertine”. Morì cadendo da una impalcatuta il 30 settembre 1876.

Il beato Francesco Faà di Bruno nacque da nobile famiglia di Alessandria il 29 marzo 1825. Avviato alla carriera militare, si congedò col grado di capitano. Amico di don Bosco, fu tra i fondatori a Torino delle Conferenze vincenziane. Fu scienziato, matematico, scrittore e musicista. Nel 1858 diede vita in borgo San Donato all’Opera di s. Zita, una “cittadella” della solidarietà femminile. Nel 1864 iniziò la costruzione di una chiesa dedicata a Nostra Signora del Suffragio. Nel 1876 fu ordinato sacerdote, nel 1881 fondò le Suore Minime del Suffragio. Morì il 27 marzo 1888.

San Leonardo Murialdo nacque il 26 ottobre 1828 a Torino. Ordinato prete il 20 settembre 1851, iniziò il suo apostolato tra i giovani più poveri. Nel 1857 don Bosco lo incaricò della direzione dell’Oratorio di S. Luigi. Nel 1866 gli fu proposta la direzione del Collegio Artigianelli: sarà il maggiore impegno della sua vita, che porterà avanti a costo di enormi sacrifici. Si impegnò per i disoccupati, gli operai, per le donne. Il 19 marzo 1873 fondò la Pia Società Torinese di San Giuseppe, oggi chiamati Giuseppini del Murialdo. Morì il 30 marzo 1900.

La beata Enrichetta Dominici nacque il 10 ottobre 1829 a Carmagnola. Nel novembre 1850 entrò tra le Suore di S. Anna. Nel 1854 venne mandata a Castelfidardo, dove si distinse durante un’epidemia di colera. Nel 1858 rientrò a Torino e le fu affidato il compito di maestra delle novizie. Nel luglio 1861 fu eletta superiora generale dell’Istituto, carica che mantenne fino alla morte, portando la congregazione ad uno sviluppo eccezionale; nel febbraio 1871 mandò le prime suore in India. Fu consigliera di san Giovanni Bosco nell’istituire la Regola delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dall’animo profondamente mistico, morì il 21 febbraio 1894.

Il beato Edoardo Rosaz nacque il 15 febbraio 1830 a Susa. Nel 1854 fu ordinato sacerdote, giovane prete conobbe il già famoso don Bosco con cui nacque una grande amicizia. Nel 1877 fu nominato vescovo della sua città. Per 25 anni fu l’autentico “buon pastore” di una diocesi di montagna. Fondò le Suore Francescane Missionarie. Morì il 12 gennaio 1903.

Il beato Clemente Marchisio nacque a Racconigi il 1° marzo 1833, figlio di un calzolaio. Ordinato sacerdote il 20 settembre 1856, fu allievo del Cafasso. Nominato parroco di Rivalba, un piccolo centro collinare, a soli ventisette anni, guidò la parrocchia, spendendosi senza riserve, per quarantatre anni. Nel 1877 fondò l’Istituto delle Figlie di S. Giuseppe. Morì il 16 dicembre 1903.

Don Francesco Bono nacque il 1° luglio 1834 a Sommariva Bosco. Nel 1859 fu ordinato sacerdote e frequentò il Convitto Ecclesiastico diretto dal Cafasso. Dopo vari incarichi, quando aveva 56 anni, nell’ottobre 1890 divenne parroco di Pozzo Strada, ai tempi zona di periferia che ospitava manodopera proveniente dalle campagne. Conobbe una comunità di religiose in fase di scioglimento, da cui fondò le Suore del S. Natale. Morì il 4 gennaio 1914.

LaServa di Dio Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II, nacque nel marzo 1843. Sedicenne sposò per motivi politici il quarantenne nipote di Napoleone III. Vissero a Parigi un matrimonio infelice, da cui nacquero comunque tre figli. Scoppiata la rivoluzione nel 1870 lasciò la Francia. Si fece terziaria domenicana, nel 1878 tornò in Italia, stabilendosi a Moncalieri, dove vivrà come una monaca nel mondo. La “santa di Moncalieri” morì il 25 giugno 1911.

La beata Anna Michelotti nacque ad Annecy il 29 agosto 1843, suo padre era di Almese. Prima a Lione, poi a Torino, ebbe la vocazione di fondare un istituto per l’assistenza a domicilio dei malati poveri. Nel 1874 diede vita alle Piccole Serve del S. Cuore di Gesù. Gli inizi furono difficilissimi, contraddistinti da estrema povertà. Morì il 1° febbraio 1888.

La beata Gabriella Bonino nacque a Savigliano il 5 settembre 1843. Nel 1855 si trasferì con la famiglia a Torino per seguire il padre medico. All'età di 26 anni fece ritorno nella sua Savigliano. Nel 1877 maturò la decisione definitiva di consacrarsi al Signore nel servizio al prossimo. Diede vita all’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia. Morì a Savona l'8 febbraio 1906.

La beata Francesca Rubatto nacque a Carmagnola il 14 febbraio 1844. Trasferitasi a Torino, collaborò con l’Istituto del Cottolengo e gli oratori di don Bosco. Nel 1885 vestì l’abito religioso dando vita alle Suore Terziarie Cappuccine di Loano, poi chiamate Cappuccine di Madre Rubatto, con il fine dell’assistenza degli ammalati e l’educazione della gioventù. Dal 1892 varcò ben quattro volte l’Oceano per erigere le case della sua Congregazione in Uruguay e in Argentina, in particolare per assistere gli emigranti italiani. Morì a Montevideo il 6 agosto 1904.

San Giuseppe Marello nacque il 26 dicembre 1844 a Torino. Giovanissimo conobbe don Rua, nel settembre 1868, ad Asti, fu ordinato sacerdote. Scelto come segretario del vescovo, nel 1869-70 partecipò al Concilio Vaticano I. Diede vita ad una comunità di laici consacrati, da cui poi nacquero gli Oblati di San Giuseppe (detti Giuseppini del Marello). Fu amico di don Bosco che gli diede il diploma di cooperatore salesiano. Nell’autunno 1888 gli giunse la nomina a Vescovo di Acqui. Il 30 maggio 1895 morì a soli 50 anni di età.

Il venerabile Paolo Pio Perazzo nacque a Nizza Monferrato il 5 luglio 1846. Ferroviere prima a Pinerolo, poi a Torino Porta Nuova, fece amicizia con i grandi santi suoi contemporanei. Giornalista cattolico, confratello delle Conferenze di San Vincenzo, fu l’anima e il promotore di numerose associazioni cattoliche. Diede vita nel 1892 all’Adorazione Quotidiana Universale Perpetua, fissando come sede primaria la parrocchia di S. Tommaso; morì il 22 novembre 1911.

La beata Nemesia Valle nacque il 26 giugno 1847 ad Aosta, a 5 anni rimase orfana di mamma. Nel settembre 1866 fece il suo ingresso a Vercelli tra le Suore di Carità di S. Antida. Mandata poi a Tortona, dove l’Istituto aveva una scuola con annesso orfanotrofio, nel 1886 divenne Superiora. Per 30 anni beneficò seminaristi e soldati, mendicanti, poveri, madri di famiglia, ammalati. Trasferita a Borgaro come maestra delle novizie, ne seguì oltre 500. Morì il 18 dicembre 1916.

Il beato Giovanni Maria Boccardo nacque a Moncalieri il 20 novembre 1848; venne ordinato sacerdote il 3 giugno 1871. Nel 1882 fu nominato parroco di Pancalieri, dove fino alla morte fu pastore buono e padre dei poveri. Nel maggio 1886 fondò le Povere Figlie di S. Gaetano. Il fratello Luigi nacque a Moncalieri il 9 agosto 1861, ordinato sacerdote nel 1884, due anni dopo fu nominato dal beato Allamano vicerettore del Convitto della Consolata, carica che ricoprirà per 30 anni. Il 30 dicembre 1913 il b. Giovanni morì, indicandolo il fratello quale successore. Nel 1919 don Luigi fu nominato direttore dell’Istituto per Cieche di Lungo Dora Napoli dove trasferì la Casa Generalizia delle “Suore Gaetanine”. A fianco vi costruì il Santuario di Gesù Re, nel 1932 fondò per le ragazze non vedenti le Figlie di Gesù Re. Luigi Boccardo morì il 9 giugno 1936.

Il venerabile Casimiro Barello nacque a Cavagnolo il 31 gennaio 1857, figlio di contadini. Nell’autunno 1875, partendo dalla Consolata e dall’Ausiliatrice di Torino, si fece pellegrino per vivere con radicalità il Vangelo. Abitualmente sorridente ed affabile, fu a Roma, a La Salette e Lourdes; entrò a far parte del Terz’Ordine Francescano. Si imbarcò per la Spagna, dove nel 1884 morì ad appena 27 anni. Subito si verificano prodigi sulla sua tomba. 

La Corona di delitie, secondo la celebre definizione di Amedeo di Castellamonte, indica il complesso di palazzi, “vigne”, ville e castelli destinato al soggiorno e allo svago della dinastia sabauda. Costruito con impianto radiocentrico a formare una corona attorno alla città di Torino, rimane una maestosa testimonianza del potere acquisito da Casa Savoia.

A partire dalle residenze frutto del progetto barocco della Corona, a cui tra Settecento e Ottocento si sono aggiunte quelle acquisite dai sovrani in nome di mutate esigenze di governo, delle originali residenze ducali oggi rimangono: Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Carignano, il Castello del Valentino, Villa della Regina, le residenze suburbane di Venaria Reale e di Rivoli, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, Borgo Castello all’interno del Parco della Mandria e il Castello di Moncalieri.L’insieme delle residenze sabaude,teatro della vita di corte, costituisce un unicum a livello europeo, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 1997.

Il palazzo, destinato a residenza reale fino al 1865, venne progettato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento da Ascanio Vittozzi (1584) per Carlo Emanuele I. Alla morte del Vitozzi, i lavori vennero affidati, durante la reggenza di Cristina di Francia, a Carlo di Castellamonte. La facciata presenta una parte centrale affiancata da due ali più alte, secondo il progetto seicentesco di Carlo Morello. Le sale del piano nobile sono decorate dalle immagini allegoriche che celebrano la dinastia reale, realizzate dalle mani di diversi artisti. Alla fine del Seicento Daniel Seiter viene chiamato per affrescare il soffitto della Galleria, che verrà chiamata anche Galleria del Daniel, e Guarino Guarini edifica la Cappella della Sindone per ospitare la preziosa reliquia. Nel Settecento viene chiamato, per alcuni interventi di modifica, l'architetto Filippo Juvarra. Egli realizza per il Palazzo la Scala delle Forbici (1720) costituita da doppie rampe e il Gabinetto Cinese decorato dagli affreschi settecenteschi di Claudio Francesco Beaumont, artista di corte durante il regno di Carlo Emanuele III. Nell'Ottocento i lavori di restauro e modifica vengono affidati a Ernesto Melano e Pelagio Palagi che si ispirano all'antichità e alla cultura egizia. Il Palagi realizzò la grande cancellata con le statue di Castore e Polluce, che chiude la piazza antistante il Palazzo. Poco dopo l'Unità d'Italia viene realizzato lo Scalone d'Onore sul progetto di Domenico Ferri. Trasferitasi la capitale a Roma, il Palazzo si trasforma da abitazione a Museo pubblico. Nei sotterranei del palazzo sono visitabili le spettacolari cucine e i giganteschi "cantinoni"(visitabili in alcuni periodi dell’anno).

Orari: da martedì a domenica 8:30-19:30 ultimo ingresso ore 18
Chiuso il lunedì, il 1° gennaio, 1° maggio e il 25 dicembre
Info: www.ilpalazzorealeditorino.it

Al centro della piazza e dall'aspetto architettonico eterogeneo, è la sintesi della storia millenaria della città. Da porta romana del decumano (l'unica porta romana di Torino attualmente visibile si trova in Piazza Cesare Augusto, dove s'ergono le Porte Palatine), si trasformò in fortilizio medievale, per poi diventare nel Quattrocento il castello dei principi d'Acaia. Il suo nome è un omaggio alle reggenti del trono sabaudo: Cristina di Francia (dal 1637) e Giovanna Battista di Savoia Nemours (dal 1675). Fu lei a commissionare a Juvarra il progetto del grandioso avancorpo addossato all'edificio medievale. La facciata, realizzata nel 1718-21, con il capolavoro dello scalone, è una delle più affascinanti realizzazioni del barocco europeo. Nell'Ottocento l'edificio fu sede del Senato subalpino e poi del primo Senato del Regno d'Italia. Dal 1934 ospita il Museo Civico d'Arte Antica. Al suo interno è possibile visitare liberamente lo scalone juvarriano e l'area della corte medievale. Qui, nello scavo, si possono riconoscere le diverse fasi costruttive del palazzo; resti della Porta romana (detta "decumana") sono visibili anche nelle torri incorporate alla facciata medievale.

Orari: da martedì a domenica 10:00-19:00 ultimo ingresso ore 18
Chiuso il lunedì, il 1° gennaio, 1° maggio e il 25 dicembre
Info: www.palazzomadamatorino.it

Palazzo Carignano fu eretto per volontà del principe Emanuele Filiberto di Savoia Carignano, su progetto del celebre architetto modenese (nonché padre teatino) Guarino Guarini. La costruzione ebbe inizio nel 1679 e fu compiuta due anni dopo la morte dell’architetto, nel 1685. Si tratta di una delle più importanti architetture del Barocco italiano: la facciata di mattoni a vista, il cui profilo curvilineo risponde all’andamento delle rampe simmetriche di scale all’interno, appare ispirata tanto ai progetti di Bernini per il Louvre quanto all’opera di Borromini. L’edificio, sorto in un’area adibita a scuderie dal principe Tommaso, capostipite del ramo cadetto dei Savoia-Carignano, occupava solo una parte dell’area attuale: l’ala posteriore, affacciata su piazza Carlo Alberto, fu infatti costruita dopo il 1861 per ospitare l’aula del primo Parlamento italiano, ma già nel 1848 il salone centrale dell’edificio seicentesco era stato trasformato per ospitare i deputati del Parlamento Subalpino. In realtà la nuova aula non fu mai utilizzata, a causa del trasferimento della capitale a Firenze, avvenuto nel 1865. Dal 1878 le sale del piano nobile ospitano il Museo Nazionale del Risorgimento, riaperto al pubblico nel 2011.

Piazza Carlo Alberto, 8 - Torino
Orari: da martedì a domenica 10:00-19:00 ultimo ingresso ore 18
Chiuso il lunedì, il 1° gennaio, 1° maggio e il 25 dicembre
Info: www.palazzocarignano.it

Costruito a partire dal XVI secolo, venne trasformato e ampliato, per volontà di Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, da Carlo e Amedeo di Castellamonte, (1620-1660): al gusto francese della madama reale si devono i tetti a falde inclinate. L'originario carattere di villa fluviale con affaccio sul Po fu in seguito alterato dallo sviluppo del fronte verso la città, con grande cortile d'onore chiuso su tre lati: in particolare furono rimaneggiati nel secolo XIX i due corpi laterali perpendicolari alla facciata, dotata di portico con loggia soprastante e affiancata da due torri quadrilatere. Decaduta a partire dalla morte di Cristina di Francia, la residenza ebbe successive destinazioni d'uso: scuola di veterinaria nel periodo francese, caserma nel 1824, scuola di applicazione per gli ingegneri dal 1859, infine sede della facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Corso Massimo d’Azeglio
Sede della Facoltà di Architettura del Politecnico

Voluta dal Cardinal Maurizio di Savoia, edificata su progetto di Ascanio Vitozzi all'inizio del Seicento, venne ristrutturata su progetto di Juvarra che nella prima metà del Settecento prestò attenzione soprattutto alla villa in rapporto al complesso dei giardini. La residenza ducale costituì un modello per le "vigne" e le ville dell'aristocrazia e della borghesia. Divenuta residenza della regina Anna Maria d'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, dalla quale prese la denominazione, nel 1868 fu donata da Vittorio Emanuele II all'Istituto per le Figlie dei Militari e nel 1994 venne ceduta al demanio. Danneggiata dai bombardamenti del 1942 e lasciata in stato di abbandono, è stata riaperta al pubblico nel 2006 dopo il decennale restauro realizzato con imponenti stanziamenti pubblici e privati. Una doppia scala in curva con fontana centrale conduce all'ingresso a portico: due padiglioni laterali inquadrano la facciata, coronata al centro da balaustra con statue. Nell'interno restano affreschi e tele di Giovanni Battista Crosato, Daniel Seyter e Corrado Giaquinto nel grande salone, grottesche di Filippo Minei e pitture dei fratelli Domenico e Giuseppe Valeriani nelle sale adiacenti; preziosi i Gabinetti cinesi in legno laccato e dorato. Nel parco è conservato il padiglione dei Solinghi, costruzione a pagoda in cui si riuniva l'Accademia dei Solinghi, accolita di intellettuali fondata dal cardinale Maurizio.

Strada Santa Margherita, 79
Info:  www.artito.arti.beniculturali.it

Venaria dista circa 10 chilometri dal centro di Torino.
La reggia di Venaria fu progettata dall' architetto Amedeo di Castellamonte. A commissionarla fu il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. Lo stesso nome in lingua latina della reggia, Venatio Regia, viene fatto derivare dal termine reggia venatoria. Al borgo si unirono molte case e palazzi di lavoratori e normali cittadini che vollero abitare nei dintorni della reggia, fino a far diventare Venaria Reale un comune autonomo della provincia di Torino. La scelta del sito, ai piedi delle Valli di Lanzo, fu favorita dalla vicinanza degli estesi boschi ricchissimi di selvaggina: un territorio che si estende per un centinaio di chilometri fino alle montagne alpine, giungendo a sud e a est in prossimità del capoluogo

 

Si raggiunge da Torino con:

 

• Linea dedicata GTT Venaria Express 
• Autobus GTT: linee 72, 11, VE1 Numero verde GTT 800 019152 - www.comune.torino.it/gtt 
• CitySightseeing Torino, Linea C "Residenze Reali" venerdì, sabato e domenica fino al 30 settembre 2014. 
Partenze dal capolinea in Piazza Castello, Torino alle ore 9.30 - 11.30 - 13.45 - 15.45 

Il Castello di Rivoli, è situato all’imbocco della Valle di Susa sulla sommità della Collina Morenica, ultima propaggine dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. Sin dall’ XI secolo si registra la presenza di una struttura fortificata, importante presenza lungo il tracciato valsusino della via Francigena. L’edificio, edificato dai vescovi di Torino, ben presto passa ai Savoia, facendolo divenire, con il passare dei secoli, uno dei primi gioielli della Corona di Delizie. Il progetto iniziale fu di Juvarra per Vittorio Amedeo II di Savoia. Era stato Carlo Emanuele I, nel ‘600, a voler edificare a Rivoli (luogo in cui era nato) un grande palazzo, al progetto del quale aveva lavorato Ascanio Vittozzi, ma che venne di fatto costruito da Carlo di Castellamonte, il castello però non fu mai portato a termine, rimase in costruzione la parte centrale del palazzo, insieme con l’atrio e gli scaloni d’onore. Altri interventi, pur se scarsi e insufficienti, furono poi eseguiti nel 1793, poi all’inizio del XIX secolo il palazzo cominciò a diventare per i Savoia un onere troppo grande, e fu ceduto in Affitto al Comune di Rivoli che in seguito l’acquistò interamente. Il castello servì da alloggio per le guarnigioni militari perdendo per le varie occupazioni militari e i vari incendi gran parte dell'arredo. E' solo nel 1978 che finalmente il palazzo ha potuto usufruire di un imponente opera di risanamento, unendo le strutture originarie con strutture realizzate in materiale moderno. L'apertura al pubblico è avvenuta nel 1984, con l'inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, che dispone di 38 Sale, e che ogni anno ospita importantissimi eventi e mostre. All'interno si potranno ammirare anche bellissime ceramiche artistiche.

Piazza Mafalda di Savoia 10098 Rivoli (Torino)
Si raggiunge da Torino: dalle stazioni di Porta Nuova e di Porta Susa: metropolitana direzione Fermi. Scendere fermata Paradiso (10 minuti ca.). Prendere la coincidenza autobus n. 36 direzione Rivoli fino al capolinea -Piazza Martiri (30 minuti ca.).
Orari: da martedì a venerdì 10.00–17.00; sabato e domenica: 10.00–19.00; 24 e 31 dicembre: 10.00–17.00
Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua, chiuso 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre
Info: www.castellodirivoli.org

Residenza Sabauda per la Caccia e le Feste edificata a partire dal 1729 su progetto di Filippo Juvarra, la Palazzina di Caccia di Stupinigi è uno dei gioielli monumentali di Torino, a 10 km da Piazza Castello, in perfetta direttrice. Costruita sui terreni della prima donazione di Emanuele Filiberto all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1573), è oggi proprietà della Fondazione Ordine Mauriziano, un ente governativo dedicato alla sua conservazione e valorizzazione. La palazzina di caccia fu inaugurata alla festa di Sant’Uberto del 1731 e da allora vi si tennero numerose battute di caccia. Tuttavia, la fabbrica fu terminata (nella sua fase juvarriana) solo con i lavori del triennio 1735-37, quando, fra l’altro, si concluse la decorazione degli appartamenti del re e della regina. A causa della Guerra di successione polacca, tuttavia, la vera inaugurazione del complesso alla vita di corte avvenne, però, nel maggio 1739, in occasione della visita a Torino del Granduca di Toscana Francesco di Lorena, futuro imperatore del Sacro Romano Impero e fratello della regina di Sardegna Elisabetta Teresa. È importante comprendere che nel Settecento Stupinigi non era una vera e proprio residenza, nel senso di luogo in cui sovrani e corte si trasferivano per soggiorni più o meno lunghi. Come mostrano studi recenti, i sovrani sabaudi risiedevano a Torino solo per alcuni mesi, normalmente da Natale a Pasqua: dopo di che essi iniziavano a trasferirsi nel circuito delle residenze che circondava la capitale, alternando tali soggiorni a viaggi fuori dal Piemonte (soprattutto in Savoia e, più raramente, nel Nizzardo). Le loro residenze principali restarono sino a fine Settecento la Venaria e Moncalieri. Stupinigi era usata, normalmente, come palazzina di caccia, ed era luogo di brevi soggiorni, normalmente una o due notti al massimo. La costruzione si ampliò durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Prunotto, Bo e Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole. Anche Napoleone Bonaparte vi soggiornò, dal 5 maggio al 16 maggio 1805, prima di recarsi a Milano per cingere la Corona Ferrea. Nel 1808 per brevi periodi soggiorna alla Palazzina Paolina Bonaparte con il marito Camillo Borghese allora governatore generale del Piemonte. Nel 1832 la palazzina divenne di nuovo proprietà della famiglia reale e il 12 aprile 1842 vi fu celebrato il matrimonio tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d'Italia, e l'austriaca Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena. Fu poi ceduta al demanio statale nel 1919 e nel 1925 fu restituita, con le proprietà circostanti, all'Ordine Mauriziano. Dal 1919 la palazzina di Stupinigi ospita il Museo dell’arredamento, riunendo al suo interno molti mobili provenienti dalle residenze sabaude oltre ad altri appartenenti alle corti italiane pre-unitarie, come quella dei Borboni di Parma e del loro Palazzo Ducale di Colorno. La palazzina ospita periodicamente mostre d'arte di livello internazionale. La pianta è a quattro bracci a croce di Sant'Andrea. Bellissimo il giardino e affascinante il lungo viale che conduce alla palazzina, arrivando da Torino, fiancheggiato da cascine e scuderie. Il nucleo centrale è costituito da un grande salone centrale di pianta ovale da cui partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant'Andrea. Nei bracci sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il cuore della costruzione è il grande salone ovale a doppia altezza dotato di balconate ad andamento "concavo-convesso", sormontato dalla statua del "Cervo", opera di Francesco Ladatte: con l'allontanarsi di Juvarra da Torino, il principe Carlo Emanuele III affidò la direzione dei lavori a Giovanni Tommaso Prunotto, il quale provvide ad ampliare la palazzina partendo dagli schizzi lasciati dall'architetto messinese, cercando così di salvaguardare i complessi giochi di luce e di forme cari al suo predecessore. È così che vengono chiamati a corte, nella "Real Fabrica", un gran numero di artisti per decorare i nuovi ambienti. L'interno è in Rococò italiano, costituito da materiali preziosi come lacche, porcellane, stucchi dorati, specchi e radiche. La costruzione si protende anteriormente racchiudendo un vasto cortile ottagonale, su cui si affacciano gli edifici di servizio.

Piazza Principe Amedeo, 7 – Stupinigi, Nichelino(TO)
Si raggiunge da Torino: autobus GTT linea 4 sino al capolinea e successivamente linea 41 direzione Orbassano fino alla fermata Stupinigi
Orari: da martedì a venerdì 10:00-17:30, ultimo ingresso ore 17:00 sabato e domenica 10:00-18:30, ultimo ingresso ore 18:00
Lunedì chiuso

Info: www.ordinemauriziano.it

Il Borgo Castello situato all'interno del parco naturale La Mandria fu residenza sabauda a partire dagli anni '60 dell'Ottocento, quando il primo re d'Italia Vittorio Emanuele II decise di stabilirsi qui per la vicinanza con la città di Torino che sarebbe diventata a breve la prima capitale d'Italia. Inoltre il re qui si potrà dedicare alla sua grande passione: la caccia. A questo scopo fa cingere il parco con una cinta muraria lunga circa 27 km ancora oggi esistente e vi inserisce all'interno diverse razze animali. La storia del Borgo Castello è anteriore all'arrivo di Vittorio Emanuele II. I primi interventi risalgono ai primi anni del Settecento, più precisamente al 1708 quando il duca Vittorio Amedeo II incarica l'architetto Michelangelo Garove di realizzare una struttura destinata all'allevamento dei cavalli. Successivamente, sarà Filippo Juvarra a lavorarvi nel corso degli anni '20 del Settecento. Nel 1860, su richiesta di Vittorio Emanuele II, iniziano i lavori di ingrandimento e allestimento degli appartamenti reali oggi restaurati e visitabili, ai quali lavora anche Ernesto Melano, che lo trasformano in complesso di 35.000 m2, che si presenta oggi come un rettangolo di 280 metri per 100 con tre corti interne. Nel 1861 si realizzano nella tenuta i due casini di caccia, la Villa dei Laghi e La Bizzarrìa. Sempre in quel periodo Vittorio Emanuele II fonda un Giardino di acclimatazione sull'esempio di quelli londinesi e parigini, in cui animali estranei alla fauna piemontese possono trovare un ambiente a loro favorevole. Lo scopo era principalmente venatorio ma anche economico-commerciale. Contemporaneamente si posano le fondazioni della manica neogotica e Vincenzo Vela scolpisce il gruppo in pietra raffigurante un cavallo marino che lotta con un tritone, posta nella fontana al centro della prima corte. Gli edifici sono tutti in cotto, come per Palazzo Carignano. Con la morte di Vittorio Emanuele II, avvenuta nel 1878, la tenuta viene ereditata dal figlio Umberto I che deciderà di disfarsene e negli anni '80 dell'Ottocento la venderà alla famiglia, da poco nobilitata al titolo di marchesi, Medici del Vascello. Questi tentarono in un primo periodo di dar vita ad un'azienda agricola, ma il terreno della Mandria non era adatto ad essere coltivato, così in un secondo periodo si dedicheranno all'allevamento che invece darà buoni frutti tanto che la tenuta vede crescere sempre di più i suoi abitanti, che arriveranno ad essere circa 1000, dando vita così ad una vera e propria comunità. Nel secondo dopoguerra però i marchesi si vedranno costretti a vendere dei lotti di terreno, una parte andrà alla FIAT che ne farà una pista di collaudo, altri due lotti diventeranno campi da golf e in un'altra porzione sorgerà un esclusivo centro residenziale. Nel 1976 la Regione Piemonte acquista il castello e oltre 1300 ettari di parco, istituendovi il Parco Regionale La Mandria. Nel 1995 acquisterà la Villa dei Laghi che i Medici del Vascello avevano venduto ad una famiglia di finanzieri milanesi, i Bonomi Bolchini.

Viale Carlo Emanuele II, 256 – Venaria Reale (TO), entrata “Ponte Verde”
Orari: da martedì a domenica 10:30-17:30, ultimo ingresso ore 16:30

Info: www.parchireali.gov

1.La Chiesa della Visitazione(Via XX settembre, angolo Via Arcivescovado)

In questa chiesa piccola e graziosa, che era stata la cappella dell’antico monastero della Visitazione (le suore fondate da San Francesco di Sales), il chierico Giovanni Bosco trascorse ore di preghiera e di adorazione nei giorni immediatamente precedenti la sua ordinazione. Nella Restaurazione le suore Visitandine furono trasferite nel monastero di Santa Chiara e questo edificio venne affidato ai preti della Missione di San Vincenzo de Paoli (1830). In questa casa fa per tre volte gli esercizi spirituali: in preparazione al suddiaconato (1840), del diaconato (1841) e dell’ordinazione.

2. Chiesa dell’Arcivescovado(Via Arsenale 16)

Qui il 5 giugno 1841 viene ordinato sacerdote. La prima parte del suo sogno è realizzata.

3. San Francesco d’ Assisi(Via S Francesco d’Assisi, 11)

Il 6 giugno 1841, domenica della SS Trinità, don Bosco celebra la sua prima messa, all’altare dell’Angelo Custode. Il primo confessionale nella navata sinistra è quello in cui S Giuseppe Cafasso trascorreva molte ore della giornata, guidando spiritualmente molti sacerdoti e personaggi influenti della vita cittadina. La sua seconda messa volle celebrarla alla Consolata (6)

4. Il Convitto Ecclesiastico

Accanto alla Chiesa sorgeva il Convitto Ecclesiastico, diretto dal Cafasso. Invitato da lui, don Bosco si trasferisce nel Convitto. Vi rimarrà per tre anni, arricchendosi culturalmente, spiritualmente ed apostolicamente. Una cosa subito salta agli occhi di tutti: don Bosco esercita un fascino straordinario sui ragazzi.

5. Le prigioni (V San Domenico, 13 e Via Stampatori, 3)

Il suo amico don Cafasso era conosciuto come il “prete della forca”, perché faceva il cappellano della prigioni e se qualcuno veniva condannato a morte, saliva sul carro accanto a lui e lo confortava sino al luogo del supplizio, che ra il “Rondò della forca”. Qui finiva la città di Torino e venivano giustiziati i condannanti a morte. Il Cafasso portò don Bosco nelle prigioni che allora erano quattro: due per le donne e due per gli uomini.

6. La Consolata

Punto di riferimento spirituale di don Bosco; dove è andato a piangere la mamma Margherita.

7. Il Palazzo Barolo(Via delle Orfane 7)

Qui abitava la Marchesa Barolo con suo marito. I due coniugi erano ricchissimi, più degli stessi Savoia, e figure di primo piano nella nobiltà torinese. Molto religiosi, avevano deciso di destinare i loro beni a vantaggio di opere sociali e caritative. A questo scopo fondarono l’Opera Pia Barolo. Sin dal 1832 la Marchesa istituì una scuola gratuita e una mensa per i poveri: si servivano 250 minestre al giorno; la nobildonna si occupava personalmente dei malati dispensando medicinali, curandoli come infermiera e visitando i più gravi nelle loro case. Qui d Bosco divenne amico di Silvio Pellico.

8. Al Rifugio (Via Cottolengo, 26)

Nel 1821 la marchesa aveva fatto costruire a Valdocco il Rifugio, un centro che accoglieva 250 ragazze traviate e offriva loro istruzione, avviamento al lavoro e la possibilità di riabilitarsi ed inserirsi onorevolmente nella società. Il Cafasso presentò il giovane don Bosco al teologo Borel direttore spirituale del Rifugio, per affiancarlo. La Marchesa aveva messo a disposizione qualche locale e una cappella. Subito i ragazzi avevano stipato quei locali dando alla sede il nome di Oratorio. Nel contempo d Bosco era diventato cappellano del Rifugio.

9. All’Ospedaletto di santa Filomena (Via Cottolengo, 24)

Gli ambienti concessi dalla marchesa si trovavano nella parte già ultimata dell’Ospedaletto, al terzo piano, dove ella aveva intenzione di radunare in comunità i sacerdoti che assistevano spiritualmente le sue opere. Ma le stanze dell’Ospedaletto servivano alle opere della Marchesa e don Bosco dovette trasferirsi. Ma dove?

10. Al cimitero degli impiccati (Via San Pietro in Vincoli)

Vennero anche a giocare presso il Cimitero in Vincoli, detto anche degli “impiccati”, perché anticamente qui venivano sepolti i condannati a morte. Anche da lì furono sfrattati dopo un solo giorno di permanenza.

11. Ai Molassi (Via Andrea Pisano, 6)

I ragazzi di don Bosco trovarono una nuova casa ai “Mulini Dora”, di proprietà municipale, popolarmente detto “I Molassi”. Dal Marchese Michele Cavour fu autorizzato a servirsi della cappella per i catechismi.

12. Casa Moretta (P.za Maria Ausiliatrice, 15)

Un amico prete di cognome Moretta, gli mise a disposizione la sua casa. Qui, in tre stanzette, don Bosco fece le scuole serali. La permanenza durò dal dicembre 1845 ad aprile 1846. La lamentela dei coinquilini dello stabile “storditi dagli schiamazzi” fece finire molto velocemente l’esperienza.

13. Prato Filippi (Via Cigna, angolo via Maria Ausiliatrice)

A don Bosco rimaneva il prato Filippi. Ogni domenica giocavano trecento ragazzi. Ma anche qui durò poco. Luogo dello sconforto di don Bosco

14.  L’Oratorio di S Francesco di Sales (Valdocco)

Dove è iniziata l’Opera salesiana: tre chiese (Pinardi, San Francesco di Sales e Basilica di Maria Ausiliatrice), le camerette, i cortili, la prima tipografia di don Bosco)

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