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#STARTUP

START UP 2019

Sabato 5 ottobre p.v. presso il Sermig...

EDUCATORI IN CORSO
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L'Azione Cattolica di Torino organizza, martedì 17 settembre p.v.

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L'Azione Cattolica di Torino propone un ritiro per i 19enni...

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Sabato 21 settembre alle 9.30 all'arsenale della Pace...

ADORO IL LUNEDI'
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ADORO IL LUNEDI'

Un lunedì al mese i giovani di AC vivono insieme l'adorazione eucaristica e i vespri...

LETTERA PASTORALE 2019
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LETTERA PASTORALE 2019

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E SE LA FEDE VESSE RAGIONE?
#ESELAFEDE

E SE LA FEDE VESSE RAGIONE?

Giovedì 10 ottobre p.v. il primo incontro di "E se la fede avesse ragione?"

CALENDARIO PASTORALE 2019/20
#DiocesiTorino

CALENDARIO PASTORALE 2019/20

on line il nuovo Calendario pastorale 2019/2020

CHRISTUS VIVIT
#Sinodo2018

CHRISTUS VIVIT

Esortazione apostolica post-sinodale

La domanda

Sai vivere lo sport e il divertimento come esperienza di incontro, di relazione, di festa?

La sfida

Lo sport è un altro grande ambito di crescita e di confronto per i giovani, nel quale la Chiesa sta investendo in molte parti del mondo. Papa Francesco lo inserisce nell’ambito dell’educazione informale, su cui invita a puntare a fronte dell’impoverimento intellettualista di quella formale.  Gli esperti ritengono che le nostre siano ormai “società sportivizzate”, e questo vale in particolare per il mondo giovanile. Vanno interrogati però i valori e i modelli che, al di là della retorica, la nostra società trasmette attraverso la pratica sportiva, assai spesso focalizzata sul successo a ogni costo, anche con l’imbroglio, relegando nell’oblio la fatica e l’impegno di chi esce sconfitto.

Come i grandi concerti, anche gli eventi sportivi di massa costituiscono esperienze di costruzione di identità collettiva, con caratteri marcatamente rituali. Pure il mondo dello sport non è esente da forme di manipolazione commerciale e speculativa, da pratiche contrarie alla dignità della persona oltre che ai valori del fair play (come il doping, diffuso anche a livello giovanile e amatoriale, o la corruzione) e da contiguità con forme di violenza su cui pesano anche scontento e tensioni sociali extrasportive. È anche un potentissimo strumento di integrazione di quanti patiscono forme di esclusione e marginalità, come provano molte esperienze, ad esempio quella del movimento paraolimpico. (N. 39-40 Instrumentum Laboris)

La santità nel quotidiano
SAN TOMMASO MORO

SAN TOMMASO MORO

Tommaso Moro nacque a Londra il 7 febbraio 1478, figlio di un importante avvocato e giudice. Entrò a corte di Enrico VIII nel 1520 e su nominato cavaliere. Fu tra gli umanisti più apprezzati n Europa, grande amico di Erasmo di Rotterdam, che gli dedicò Elogio alla Follia.

Con il diffondersi della Riforma, fu sempre strenuo difensore della cattolicità, considerando le tesi di Lutero come una fattuale chiamata alle armi che avrebbe diviso Chiesa e società. Da consigliere e segretario del Re, contrastò Lutero censurando le traduzioni della Bibbia e imprigionando diversi predicatori riformati. Durante la sua vita e dopo fu spesso accusato di torture e fustigazioni verso i protestanti, che lui sempre rigettò e ancora oggi dividono gli storici.

Ebbe una grande carriera di autore letterario e tra le sue opere spicca “Utopia”, parola da lui coniata, in cui rappresenta una società ideale, descrivendone il sistema politico e sociale, un lavoro decisivo nello sviluppo del pensiero politico moderno.

Nel 1529 Enrico VIII pretese il divorzio, ma il papa si ritenne contrario. Il re nominò Cancelliere Moro perché gli facesse mutare idea. Fervente cattolico, Moro si rifiutò. Il re pretese per sé, allora, il dominio sulla Chiesa d’Inghilterra e il clero gli dovette giurare fedeltà. Moro era un laico, ma si dimise comunque. Con una successiva legge, il re poté chiedere il giuramento a chiunque volesse. Lo domandò a Moro che rifiutò e fu imprigionato e in seguito giustiziato per tradimento il 6 luglio 1535.

Papa Francesco ha raccontato di pregarlo ogni mattina, recitando una preghiera scritta da Moro che inizia con “Dammi Signore una buona digestione e anche qualcosa da digerire” e chiude “Dammi Signore il senso dell’umorismo e fammi la grazia di capire gli scherzi, perché nella vita abbia un po’ di gioia...”. Scrive il Papa “Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo […] (Gaudete et exultate). E ancora ha detto “Il senso dell’umorismo è una grazia che io chiedo tutti i giorni. Perché ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con uno spirito di anima redenta. È un atteggiamento umano, ma è il più vicino alla grazia di Dio.” E anche Benedetto XVI disse “Bisogna saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e non prendere tutto così seriamente. Gli angeli possono volare perché si prendono alla leggera, diceva Chesterton”.

Quando Moro fu giustiziato, ringraziò il boia del servizio che gli rendeva, lo baciò con affetto, si bendò da solo, dolcemente si stese per essere decapitato e d’un tratto si alzò per spostare la barba e salvarla dall’ascia. “Questa per lo meno non ha tradito nessuno”, scherzò. Poi arrivò il colpo.

La domanda

Ti senti parte della responsabilità di custodire questo mondo, perché tutti possano viverci in pace?

La sfida

Da un punto di vista antropologico, l’irruzione delle tecnologie digitali sta cominciando ad avere impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi. Un approccio alla realtà che privilegia l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura sta modificando il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. In prospettiva non potrà non interrogare anche le modalità di trasmissione di una fede che si basa sull’ascolto della Parola di Dio e sulla lettura della Sacra Scrittura. La nostra Chiesa non sembra pienamente consapevole della metamorfosi in atto.

Un uso superficiale dei media digitali espone al rischio di isolamento, anche estremo – è il fenomeno noto con il termine giapponese hikikomori e che interessa un numero crescente di giovani in molti Paesi, in particolare asiatici – e di rifugio in una felicità illusoria e inconsistente che genera forme di dipendenza. Spesso i giovani tendono a separare i loro comportamenti on-line da quelli off-line. È necessario offrire formazione ai giovani su come vivere la propria vita digitale (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi I giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale” - Instrumentum Laboris, n. 57-58).

La santità nel quotidiano
BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile 1901. da una delle più note famiglie della città. Il padre era giornalista, fondatore e direttore de La Stampa, Senatore del Regno e ambasciatore in Germania. La madre era un’apprezzata pittrice. Fra i due i rapporti furono spesso tesi, rasentando diverse volte la separazione.

Pier Giorgio ricevette un’educazione rigida, con un duro sistema di regole e doveri. La fede venne trasmessa solo dalla madre. Quando fu l’ora della scuola, Pier Giorgio non mostrò grande passione per lo studio e subì diverse bocciature, alle elementari e al liceo. Terminò gli studi all’Istituto Sociale, una scuola gesuita, dove si avvicinò alla loro spiritualità.

Studiò al Politecnico ingegneria mineraria, scegliendo di essere vicino ai minatori, gli operai più disagiati del tempo, per migliorare le loro condizioni di vita. All’università si affiliò a varie associazioni cattoliche, tra cui l’Azione Cattolica, la Fuci e la San Vincenzo, iniziando un nutritissimo impegno per i poveri e bisognosi. Nonostante la famiglia non gli facesse mancare denaro, restava presto al verde per i tanti poveri che costantemente aiutava, privandosi spesso di tutto ciò che non gli fosse fondamentale, senza però poterlo dire ai genitori, che temeva non avrebbero capito e potessero ostacolarlo.

Ragazzo vivace e pieno di energie, praticò molti sport, ma amò su tutti le escursioni in montagna e l’immersione nella sua natura. Nelle lettere con i suoi amici scriveva: “ogni giorno che passa mi innamoro sempre più della montagna; il suo fascino mi attira. Io capisco questo desiderio di sole, di salire su, in alto, di andare a trovare Dio in vetta. Oh, come le opere di Dio sono grandi e meravigliose! Vorrei passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore. Qui trascorro ore di vera beatitudine contemplando i magnifici ghiacciai.” Iscritto a varie associazioni alpinistiche, tra cui la Giovane Montagna, arrivò a scalare la Grisola (ancora oggi riservata agli esperti). Proprio in questo ambito conobbe Laura, ragazza orfana di umili origini, di cui si innamorò, ma alla quale mai lo rivelò per “non turbarla”. La famiglia si oppose a una ragazza non altolocata e lui cedette per non aggiungere frizioni tra i genitori già in crisi.

Probabilmente visitando i poveri contrasse, nel giugno del 1925, la poliomielite fulminante che in sei giorni lo uccise. I suoi familiari, non si accorsero della sua rapida malattia, se non quando ogni diagnosi era ormai tardiva. Il padre provò un’ultima cura disperata, ma fu inutile. Morì il 4 luglio 1925, a 24 anni. Al suo funerale presero parte autorità, molti amici e ancora più poveri da lui aiutati negli anni, una tale folle da ricordare a tanti i funerali di Don Bosco.

La domanda

La conoscenza, la bellezza, la ricerca della verità sono importanti per la tua vita?

La sfida

Con intensità in parte diversa, molti Paesi del mondo sono alle prese con il fenomeno delle fake news, ossia della diffusione incontrollabile di notizie false attraverso i mezzi di comunicazione (digitali e non solo) e della crescente difficoltà a distinguerle da quelle vere. Nel dibattito pubblico la verità e la forza dell’argomentazione sembrano aver perso la capacità di persuasione. Per questo è stato coniato il termine “post-verità” (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi “I giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale” - Instrumentum Laboris, n. 54).

La santità nel quotidiano
SANTA EDITH STEIN

SANTA EDITH STEIN

Edith Stein nacque a Breslavia, allora in Germania, il 12 ottobre 1891, in una famiglia ebrea di mercanti di legname. Il padre morì presto di insolazione e fu la madre a crescere i sette figli e condurre con profitto la ditta di famiglia.

Fin dai primi studi, Edith si distinse per una peculiare intelligenza e facilità ad apprendere. A 16 anni lasciò la scuola per andare un anno ad Amburgo con la sorella maggiore, leggendo letteratura e filosofia. Fu allora che abbandonò la fede, passando a un fiero ateismo che la contraddistinse per anni. Un cugino la convinse a tornare sui banchi, concludendo le superiori.

Frequentò filosofia all’università di Breslavia, sola ragazza in tutto il corso, e si segnalò per le sue doti intellettuali e la sete di conoscenza. Insoddisfatta dall’ateneo, nel 1913 si trasferì a Gottinga, dove insegnava Husserl, il maggior filosofo dell’epoca. Lì conobbe ed ebbe la stima dei più noti filosofi tedeschi del tempo, compreso il celebre professore, che le propose una tesi di laurea sull’empatia.

Scoppiata la prima guerra mondiale, fu infermiera volontaria nell’ospedale cittadino e in prima linea. Durante un congedo per malattia, nel 1916, si laureò col massimo dei voti.

Dopo il conflitto fu insegnante in vari licei mentre continuava il dottorato, la cui tesi, sempre sull’empatia, risulterà la sua opera più importante e conosciuta. Ottenutolo, divenne la principale assistente di Husserl, fondamentale rielaboratrice delle sue bozze, ma non riuscì a diventare docente, perché donna. Si impegnò in politica, per il voto alle donne e il riconoscimento sociale alla donna che lavora.

La sua conversione iniziò vedendo una donna “qualsiasi” che, con le borse della spesa, entrò un attimo in chiesa a pregare. Questo la colpì molto, come la lettura dell’autobiografia di Santa Teresa, nel 1921, entrambi testimoni di un possibile, intimo, rapporto quotidiano con Dio. Battezzata nel 1922, divenne insegnante in scuole cattoliche e iniziò a studiare San Tommaso. Avuta una cattedra all’università nel ‘31, le fu tolta perché ebrea nel ‘33.

Entrò nel monastero carmelitano di Colonia nel 1934 e lì scrisse un testo importantissimo (Essere finito e Essere eterno) che fondeva la teologia di san Tommaso con il pensiero fenomenologico, il più importante a quei tempi. Per proteggerla dai nazisti, fu spostata in un convento in Olanda. Era comunque certa che l’avrebbero catturata e si allenò al freddo e alla fame per sopravvivere nel lager.

Quando i Paesi Bassi furono invasi nel ‘42, i vescovi olandesi si pronunciarono contro Hitler. Egli allora ordinò l’arresto anche degli ebrei convertiti, fino allora risparmiati. Edith fu presa e portata ad Auschwitz, dove entrò nelle camere a gas il giorno stesso del suo arrivo, il 9 agosto 1942.

La domanda

Che impegno sociale e politico vivi per contribuire a un mondo più giusto, secondo il Vangelo?

La sfida

Un altro tratto che attraversa molte società contemporanee è la debolezza delle istituzioni e la diminuzione della fiducia nei loro confronti, Chiesa compresa. Solo una minoranza dei giovani (16,7%) ritiene di avere possibilità di incidere sulla vita pubblica del proprio Paese: non che non vogliano, ma si trovano con ridotte possibilità e spazi. La mancanza di una leadership affidabile, a diversi livelli e in ambito tanto civile quanto ecclesiale, è molto denunciata dai giovani. Una fragilità particolarmente evidente è generata dal diffondersi della corruzione. Le istituzioni dovrebbero avere a cuore il bene comune e, quando alcuni riescono a piegarle ai propri interessi particolari, subiscono una drammatica erosione di credibilità. Per questo la corruzione è una piaga che intacca nei fondamenti molte società. La sfida della giustizia sociale passa necessariamente attraverso la costruzione di istituzioni giuste, che si pongano al servizio della dignità umana in senso integrale (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi I giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale” - Instrumentum Laboris, n. 59).

La santità nel quotidiano
SAN OSCAR ROMERO

SAN OSCAR ROMERO

Oscar Romero nacque il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios, in El Salvador, in un’umile famiglia. A 16 anni scelse di entrare in seminario e fu presto notato per la bravura nello studio e la docilità alla disciplina ecclesiastica. Fu perciò scelto per andare a Roma a continuare gli studi di teologia, che brillantemente concluse.

Ordinato sacerdote il 4 aprile 1942, fu parroco per poco. Presto fu segretario del vescovo di San Miguel e poi della Conferenza Episcopale nazionale, trovandosi subito a proprio agio negli ambienti privilegiati di certa curia salvadoregna.

Nominato vescovo ausiliare di San Salvador, la capitale, nel 1970, consolidò la propria partecipazione all'élite che guidava il paese.

Nel 1974 divenne vescovo di Santiago de Maria, uno dei territori più poveri della nazione. Lì conobbe la realtà della popolazione, stremata dalla miseria e dalla violenza dell’esercito, che, al soldo dei latifondisti locali, ne permetteva lo sfruttamento incondizionato. Questa presa di coscienza provocò in lui una profonda conversione, nelle sue convinzioni teologiche e nelle sue scelte di vescovo.

Testimone di diversi fatti di sangue, iniziò a denunciare la violenza, inascoltato.

Quando divenne arcivescovo della capitale nel 1977, era ancora considerato dal ceto dirigente un conservatore, che avrebbe appoggiato il violento status quo politico ed economico.

Invece Romero si rifiutò di invitare le autorità civili e militari al suo insediamento e scelse di vivere nella sagrestia della cappella di un ospedale per malati terminali. All’ennesimo omicidio di un suo collaboratore (padre Rutillio Grande), iniziò la sua dichiarata opposizione al regime, che rispose con la profanazione e occupazione di chiese e lo sterminio di centinaia di fedeli.

Con la diffusione dei suoi discorsi per radio, si conobbe anche all’estero la situazione del paese, specie in America Latina. Questo gli procurò l’ostilità di diversi prelati e la freddezza dello stesso Vaticano, che lo temevano legato a teologie filo-comuniste che invece non accettò mai, restando nei confini della Dottrina Sociale della Chiesa.

Il 23 marzo 1980 disse all’esercito che “Nessun soldato è tenuto ad obbedire ad un ordine contrario alla Legge di Dio che dice: Non uccidere. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: Cessi la repressione.”. Fu subito violentemente attaccato dal regime, con forti accuse di sfruttare la Chiesa per fare politica.

Il 24 maggio, mentre celebrava Messa in ospedale, durante l’elevazione dell’ostia, un cecchino mandato dal partito di governo lo uccise. La sua ultima omelia era stata contro l’uso dei bambini per esplorare e mappare i campi minati. Al suo funerale l’esercito sparò sui fedeli, massacrandoli.

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